domenica 26 dicembre 2010

YGT life/3 - Christmas present

"Oh, topo, topo!
Se corri in tondo
come una trottola
non fai del moto:
sei solo in trappola."
T. Scialoja

(not yet)

sabato 25 dicembre 2010

YGT life/2 - bike evolution

I think I am the only YGT who run out of money both the first and the second month of salary.
Here the reason:

(the very first night, the only picture. Special lady's shoes - exclusive model, carbon sole)

(below here my past. You clearly see an evolution in the gear )



Here my favourite way to work, when my knee could still stand it (I've done it for real - back and forth!) :

route

An idea of what I see:


For one hour (two a day) I am in another world - a surreal one, so beautiful, so different from the Holland I knew and dislike.
Then I get in the office, check the email, go to the kitchen, have coffee with the section, go back, sit, work. Wait for the way back.
The first day I cycled in they asked me during coffee why I lwas looking so happy. I was all red, and sleepy. But the back of the mind was all full with the salty freshness or the air, the lunar image of the dunes. I was glowing.

(the long way is particularly amusing at night, when the only thing I see is the back light of the irish housemate, and lots of rabbits keep jumping on the road while I'm passing - adventurous)

here you find the original website, including an english version ( I liked the italian more). Maybe one day I'll get to these bikes.

YGT life/1 - blizzard

fotografie, pezzi, ricordi caotici della mia vita di YGT. Per fissarne alcuni, in questo mio anno felice in un posto privilegiato. Mancano tutti i primi 3 mesi di introduzione.



Snowstorm today. The sky dark grey, just the west edge burnt by the sunset (dark purple where the flames meet the sky).
Estec sent us an email "leave early, be careful".
I will leave Estec at four, after a stop at the coffee corner and a snowball fight with the others YGT, on a private bus that mamma Estec organized for us to bring us back to Leiden.
I feel so priviledged.



(the picture is a random one, but the most similar I could find)

martedì 28 settembre 2010

Nostalgie. Scoperta.




A fare orienteering siete tu il bosco la mappa e la bussola. Una torcia se è notte, come quando alla tua prima volta ti liberano nella foresta svedese. E rumori. C'è il rumore del respiro che si ingrossa e diventa fiatone e ansimi e ci sono il respiro e le gambe di altri, ombre che incroci nella foresta, ombre colorate come altre orienteerers o piccole e pelose come lepri e scoiattoli. Grandi e pelose e chissà se artigliate non mi sono capitate ancora, per fortuna, come neanche i fischi perchè sei persa e infortunata, magari senza pila ed è notte.
Poi altri rumori, crack perchè calpesti rami spezzati e radici, tagli in mezzo alla foresta perchè tenere la direzione fa più sfida che controllare le intersezioni sul sentiero, e poi è molto più divertente, sopratutto se piove e tutto è scivoloso e la tua faccia è striata da pioggia e sudore e fango. Poi c'è swash-ciack-chac delle paludi e i gemiti per i rovi che si conficcano nelle gambe, che magari tiri via solo molto dopo, magari ore dopo, in treno per Brussel, quando ti guardi le gambe e sembra che ti abbiano torturato e sorridi.
E poi c'è il suono della risata della ragazza rossa e italiana, quando trova il primo control, su sulla collinetta, e mi diverto così tanto.

cushions behind



Ho lasciato il mio dottorato a qualche giorno dall'inizio.
Venerdì sarò una YGT all'Estec. Un anno. Delle 5000 persone che lavorano in Estec, delle 110000 che vivono a Leiden, le 2 che ho più care, che hanno fatto più cose per me, sono nella mia stessa sezione di 10.
Ho paura. Ma devo farlo bene. E questa volta, di nuovo, lo farò.

mercoledì 1 settembre 2010

Turku 2010 - quarta parte e ultima

segue da Turku 2010, terza parte (che seguiva da Turku 2010, seconda parte , che cominciava in Turku 2010, prima parte)

Uttopekka

E' l'escursione del sabato, un'isola di 30 metri di diametro, forse meno. Tramonto su un arcipelago incredibile, mare blu foreste verdissime saune di legno colorate, case come quelle delle principesse. Enormi navi scandinave dove gli scandinavi escono a fare il karaoke ubriaco, perchè una birra a Turku costa 7 euro ma sulle navi non paghi le tasse, e sulla nostra erano solo 4, che affare. Barbecue su quei quattro sassi battuti dal tramonto e dal vento, vento che entra dappertutto, ti costringe a masticarlo senza neanche fingersi salmone o patate, ti entra tra i denti senza passare dal piatto.
Poi fisarmonica e chitarra, finlandesi ubriachi che ballano.
Ci inseriamo anche noi, ci pestiamo i piedi a ritmo, deludo tutti quelli che volevano vedermi ballare tango.
Invece mi tiro su il cappuccio, mi siedo su uno scoglio davanti al mare con del thè dentro un gavettino di latta, mi sento stranamente sola, di quella solitudine bella di quando cammini in montagna.
Da una torre si vede la sequenza di Fibonacci, chissà perchè.

Il fuoco

Venerdì sera usciamo dalla sauna alle due, Sam e Michela, Boris e Gabriel e Stuart ed io. Cediamo delle birre a dei finlandesi già sbronzi, vogliamo accendere il fuoco, nel pomeriggio io e Boris avevamo raccolto legna e fatto il cerchio con le pietre. Non abbiamo un accendino, i fumatori dormono, giocheremo a calcio nella smoking hut, moderatamente disgustosa, potrebbe essere rinominata puking hut. Stiamo su fino alle 6, io rido tantissimo quando mi danno una palla da inseguire.
Il fuoco lo facciamo sabato sera tornando da Uttopekka.

Siamo solo 5, Boris e Stuart ed io e due ragazze che non sono mai state con noi. Camminiamo al buio in mezzo alla foresta per ritrovare il posto, siamo senza torce ma c'è il chiaro di luna, per me è già valsa la pena.
Il fuoco è mio, non lo faccio da anni e me lo godo tantissimo. Parte subito e vive per ore, a sorpresa. Ci raccontiamo storie, Eline la finlandese è un genio ad indovinarle. Poi le ragazze vanno via, arrivano gli altri, è già giorno, torno al Linnasmaki che altri studenti già vanno via.
Qui ricorderò il profumo di fuoco, non voglio lavarmi i capelli.

martedì 31 agosto 2010

Turku 2010 - terza parte


Serata in città, ovvero, consigli per rovinare una serata

Giovedì pomeriggio è libero, chiediamo ai finnici suggerimenti su cosa fare. Turku è sul mare non è giornata da mare neanche con le saune. Ci suggeriscono questo che è chiuso.
Passiamo il resto della serata in silenzio a cercare di risolvere questi indovinelli davanti alla peggiore pizza che abbia mai mangiato:


Come rovinare una serata facendo sprofondare ognuno nell'asocialità:
- In inglese usando le lettere maiuscole ci sono solo cinque stati che non contengono lettere che abbiano circoli chiusi (come per esempio, O, B, P, ...). Quali? Non avevamo un atlante
- Sempre inglese e lettere maiuscole, ci sono solo 4 stati che contengono solo 1 vocale, Y non conta come vocale. Quali?
- Usando una ed una sola volta le cifre 1,3,4,6 e solo attraverso le quattro operazioni elementari (quindi, no potenze) come ottenere 24?
Non vale l'atlante, e fatemi sapere i tempi!

Ricorderò:
-I matematici che uno a uno
sprofondavano nel silenzio quando riportavamo l'indovinello
-birra e giochi stupidi in pub (chi vuol essere milionario in finnico è stato l'apice), poi la corsa per prendere l'ultimo autobus. Troveremo la sauna chiusa ma rimaniamo io e
Boris a parlare fino a notte inoltrata. Una bella energia, insieme con Michela è forse il più bel regalo della summer school. Anche se Michela è impagabile, mi mancherà tanto.



Boris
sta finendo il primo anno di dottorato ed è sposato, e non era l'unico. Non è più strano, non mi sento più impaurita e incredibilmente giovane. C'è solo un po' di tristezza, forse rimpianto, per qualcosa che io non vedo vicina o possibile, ora.

Flowpark

Ieri ci era sembrato meraviglioso, così il venerdì partiamo in quattro saltando l'ultima lezione.
Sono percorsi sospesi sugli alberi, sei totalmente imbragato, non succede niente. Ma sei a 10 o 20 o più metri d'altezza, e il tuo cervello non ci crede che non succede niente.
Il primo percorso è il più facile, ma scendiamo scossi, tutti più spaventati di quello che ci aspettavamo. Ci sono ponti tibetani, reti, liane, fili
interdentali, teleferiche. Assi di legno vicine da camminarci sopra, assi di legno lontane che devi saltare, assi di legno ondeggianti che devi oscillare, assi magiche che si smaterializzano appena ci appoggi il piede, burroni, fosse delle marianne, buchi neri.
Una
figata pazzesca, ora vorrei rifarlo senza la paura.

Lentamente ci abituiamo, ma poi scegliamo un percorso che si chiama 'the jump'. Di fatto, include un pezzo in cui devi saltare da un albero all'altro attaccato ad una corda tipo tarzan, ed un altro in cui con la corda devi lanciarti su una rete. Attacchi i moschettoni a quella liana artificiale ma devi saltare nel vuoto ed io sono terrorizzata, una delle cose più terrificanti degli ultimi anni.
Lo farò, ma esco
emotivamente scossa, non riesco più a sopportare la paura e non ne farò altri.
Però ricorderò il sostegno di quei matematici semi sconosciuti, che mi aspettavano e facevano il tifo per me. E 'all
you can eat' per sostituire la tensione con qualche quintale di grassi.


lunedì 30 agosto 2010

Turku 2010 - seconda parte


Food (and beer)

La prima impressione è il cibo. Si mangia ogni ora e mezza, colazione, merenda, pranzo, merenda, cena, snacks. Cibo schifoso. A pranzo è ancora accettabile, salmone e patate. Le insalate creative ma si impara presto a non rischiare, la curiosità è punita dal gusto. La cena invece un'avventura, sono gli avanzi del pranzo mescolati e tritati (letteralmente). Forse anche pre-masticati, chissà.
Useranno la stessa tecnica anche con la frutta del pranzo: il secondo giorno il dessert è una pappa arancione fosforescente. Crediamo sia la macedonia in scatola avanzata dal giorno prima che hanno tritato e che ci propinano con panna montata.
Per fortuna ci sono le colazioni, anche se gli ultimi giorni le perdo, il mio bioritmo scivola in avanti, vivo di notte. E per fortuna ci sono gli snack notturni, panini e insalata, accompagnamento perfetto alla birra. La prima sera ne comprano 240 lattine (ne verranno comprate molte altre, almeno un altro centinaio), più vino e whisky. La gente inizia a raggrupparsi sopra la collina a bere. Io timida - lo odio.


Sauna time
L'apertura arriva poi, con la piscina. Vinco la timidezza con il gioco e le mani, come a scout, come sempre.
C'è il gruppo delle ragazze della sauna, ridiamo insieme seguendo le istruzioni di una russa moglie di un professore che parla solo olandese, ci insegna che in sauna dobbiamo essere nude, asciutte, con i capelli coperti, ci insegna riti mentre suo marito di là batte i ragazzi con rami di betulla.
Forse vedersi nudi la prima sera frustrandosi con rami d'albero ha aiutato la sintonia.

E poi c'è la piscina, con i ragazzi dentro. Giochiamo una sorta di 5 passaggi 1 punto, solo senza i 5 passaggi, e senza il punto. Si va avanti in eterno, maschi contro femmine. Io sono sempre dentro, mi chiamano maschiaccio, ma con rispetto.
Piscina e sauna, piscina e sauna. Aspettiamo questo rito tutto il giorno, tutti i giorni, ci è mancato nel pomeriggio libero che abbiamo passato in centro.
La piscina è gelata, ci stiamo ore. Fino alle dieci il lunedì, fino a mezzanotte a giocare il martedì e mercoledì, fino alle due il venerdì. Quando esco non ho più pelle nelle mani, abbiamo così tanti lividi che sembra ci picchino. Dentro siamo tutti nemici, fuori ridiamo tantissimo (o no, il primo giorno sono anche volate sedie, tra discorsi di politica e litri di alchool).
Ricorderò:
- la sensazione di pelle liscissima dopo la sauna il primo giorno
- quando abbiamo deciso che era più bello essere tutti in una sauna, ed era ma micro-sauna femminile perchè era l'unica dotata di on/off, ed eravamo tutti spiccicati in quei 3 scalini, e c'era un finnico pazzo che sapeva ogni parola di ogni canzone stupida in ogni lingua, e buttava acqua ogni 5 secondi. Noi cotti urlavamo pietà, fuggivamo nella piscina gelata. Maledetto Sam che gli dava corda.
- gli odori. il profumo di pane quando si versa la birra nella sauna, il profumo di betulla

Mi sento in vacanza, non voglio andare via.

Le lezioni




Turku 2010 - prima parte

ovvero una raccolta di memorie della più bella Summer School di sempre, che potrebbe essere riassunta da: food time - nap time - sauna time.
C'erano tutte le cose che mi mancano e che amo: i matematici e le carte e un gruppo con cui si parla e si ride, gli scout e i fuochi e i canti e la natura. Il divertimento sano, con il fiatone.

Tampere
Sono partita senza aspettative, odiandola. Una settimana tra matematici, ancora al nord, a studiare cose che non so, 8 ore di lezione, più discussione, esercizi, esame finale.
Il viaggio è iniziato un giorno prima a Tampere, ogni ostello o albergo di Turku o Helsinki era prenotato. A Tampere c'era Michela, ex-studentessa del mio supposed-to-be futuro relatore olandese, l'avevo vista una volta ad un seminario. Decido di scendere prima dall'aereo e di prendere un treno per lì. La campagna finlandese è notevole, foreste dappertutto, due case in croce, di legno rosso come nei poster ikea.
Siamo state subito bene, ci siamo scoperte in quel micro-mondo italo-polacco, che ostello bello (che città brutta invece, la periferia di una città russa).
Alla Summer School qualche professore dirà, 'ah, le italiane', siamo carine, sembriamo amiche da sempre, siamo italiane, figuriamo tutte e due come studentesse di Odo ad Utrecht, anche se entrambe abbiamo rifiutato questo dottorato.
Ci ridiamo su, e quando il primo giorno è il momento delle presentazioni pensiamo di farla in coro.
A Tampere il sabato ci sono 30 gradi. Si fa il bagno nel lago fino alla sera, c'è il mercato dei piccoli frutti e il mercato coperto. Michela dice che il sanguinaccio è ottimo, io non l'ho provato: al supermercato non lo vendono, la domenica.
Poi treno, Turku.

martedì 17 agosto 2010

di un anonimo e di un greco e di un disegnatore. e di tanti amici. Ovvero, un post di getto numero 2

camera nuova, ci saranno foto presto. c'è ancora luce, ma dormirò presto. da molto non scrivo e non ho nulla da scrivere.

che non sono felice di questo dottorato ma che devo cominciare per vedere, che mi piace camera mia, che utrecht non riesco neanche a vederla, che lignano mi ha lasciato il segno del costume che non avevo da anni, che non sto bene, che damiano è in argentina e pure la kizzy ed io?, che ho mangiato una pizza al trancio niente male, che ripenso alla casa lontana con i due ragazzi.

lancio richiami.

chi era l'anonimo che commentava all'inizio anagrammando la sua anonimità?

rimango curiosa.

e ripenso alle persone a cui scrivevo nel primo soggiorno olandese di quest'anno, delft ottobrina (si dice ottobrina?) nuova e piccola ma bellisima e solitaria e drammatica e spiazzante. alkis che mai passerà di qui con cui ci siamo scritti solo delft-atene, e mai, per esempio, padova-atene o leiden-atene. neanche atene-atene, anche se ci parlavamo da un sedile all'altro di una stessa macchina eravamo più lontani che in leidenatene. e k. ti leggo sempre. è che mi mancano tutte le parole ora per scrivere. che strano incontro quello. ti penso con tenerezza e nostalgia.

e poi chi c'è sempre. mamma e papà. e c., s., D, la m., A, mau e P. e nic stefano paolo paolo francesco. e chi è passato con un solo commento o una sola chattata.

mi manca la peppa. voglio un gatto.

mi piacciono moltissimo lei. e lei (ovviamente).

lunedì 26 luglio 2010

Buscando cangrejos















vorrei poter prolungare il tempo per far durare l'incanto. controllare le navi, gli aerei, le camionette e le biciclette, chiuderti nell'ombra di tutte le strade strette con il fiato corto, o comprare il teletrasporto al supermercato, per raggiungerti e camminarti a lato, mano nella mano, dopo averti baciato.


concedetemelo. sto scegliendo una vita che non voglio.

giovedì 6 maggio 2010

Taboo (un pomeriggio in dipartimento)


Mancano. Mirco Buso che ha chiuso troppo presto, le litigate sull'aborto ascoltando De Andre', il foglietto con i punteggi di tresette in tre, briscola chiamata prima di lezione, lo scopone fino a notte inoltrata, anche se perdi 19 a 0 e diventi lo zimbello dell'intero dipartimento. Mancano le passeggiate a Santa Rita, Basilico che ruota, Yago che gioca, la Peppa che è sempre la mia selvatica principessa, la casa di Santa Croce. E lo scoutball calorico quando fuori e' pioggia e vento, che torni a casa ingrassato di 10 kg di fango, e la pizza o la sagra il venerdi' sera, l'alzabandiera la mattina, perfino la lattrina, la voce della bambina che ti tira per la manica per la progressione personale dopo attivita', che pagherei oro, ora, per rimandare il pranzo, e poterla fare qua.

venerdì 12 febbraio 2010

Le sedie di El Corte sono tutte diverse

Eric colleziona sedie e lampade. E viaggia. Viaggia 300 giorni all'anno, insegna all'estero 4 giorni alla settimana, tiene classi regolari a Londra, negli USA e in Sud Africa. Eric è sposato con Henry. Eric ed Henry e Komala e Stefan gestiscono questo mondo inverosimile che per noi tangueri è un regalo.


Non avevo mai visto El Corte così piena come sabato scorso. Mai la fila fuori alle tre del sabato, mai che chi arrivava alle tre già non potesse entrare perché la fila era troppo lunga.

Eric ci aveva scritto, sarà pieno, venite il venerdì sera oppure sabato all'una per il Tango-lab, che si entra di sicuro.


Perché in El Corte c'è il numero chiuso, solo 250 posti. Se alle tre rimani fuori puoi ritentare alle 19, prima che chiudano le porte. Oppure entrare di sicuro a mezzanotte per il salone notturno.

Ma dentro, Eric ricorda ogni volto, ricorda anche i nomi dei volti che non vede da dieci anni, e se alle tre del sabato si è dentro dopo si può entrare ed uscire quando si vuole, per andare a cenare al ristorante turco per esempio, o a dormire in macchina, a rifornirsi di redbull in stazione.


Io ho corso il rischio. Ho scelto di non andare il venerdì, di non andare a fare il laboratorio. Così alle due e mezza di sabato pomeriggio ero in coda stupita finché le porte non hanno aperto. Là fuori si mischiano le lingue, si rabbrividisce, ci si abbraccia, ritrova, sorride.

Qui ricarichi l'energia, quando abbracci, ti aggrappi, ti scaldi, saltelli di mezze frasi in mezze frasi, cominciano con qualcuno, finiscono in un altro incontro. Delle 250 persone quasi la metà sono lì ogni volta, siamo i regulars, il gruppo di Oxford, quelli da Berlino, di Colonia, i Belgi, c'è Jamie da Seattle, quasi ogni mese, una spruzzata di Olandesi. E poi ce ne sono altri, francesi, italiani, turchi, nordeuropei, esteuropei, sudeuropei. Argentini, neozelandesi, sudafricani, qualche volta. Vengono una volta all'anno, due, tre, per rivedere amici, per ritrovare l'atmosfera della maratona di capodanno: super gettonata, i biglietti per la maratona dell'anno n+1 esauriscono nei primi minuti del 2 gennaio del'anno n. Prima che si esaurisca la fila di ballerini in coda per comprarli.

Dei volti che vedo solo poche decine, forse solo una decina, sono di assoluti sconosciuti. Gli altri li ho visti in festival, milonghe, foto, maratone.

Mentre noi che andiamo sempre ci ritroviamo solo lì, ed ormai c'è l'atmosfera di casa.

I nuovi la sentono, la vedono in questa casa-milonga, ne sono contagiati.


Sabato era già finita la torta di mele quando sono arrivata. Ne hanno a decine, centinaia di fette di mele e uvetta sovrapposte, con un bordo marrone che tenta di fingersi pasta frolla. Con la panna, ovvio. Costa 4 ticks, poco meno che quattro euro, ma non ci pensi. El Corte è gratis, mangi, paghi, ti fai di caffè e buena onda.

Ti entra nelle vene, è questa la magia di quel posto.


Aspettavo Nijmegen, perché so che lì il tango è diverso, scorre fluido, ti entra nelle vene, tutta l'atmosfera, la stessa musica, l'energia che si livella e ti porta dentro un flusso comune, la pista da ballo isolata dal resto, chiusa, che permette un'intimità senza esibizionismi, tutta rivolta verso l'interno dell'abbraccio.


Il sabato pomeriggio fino alle sei musicalizza Stefan, poi applauso, cambio, un dj ospite fino a mezzanotte, che musica bella. Si applaude sui pezzi strani, Eric e Stefan giocano con le luci. Stefan abbassa il volume all'inizio dei pezzi per richiedere silenzio, Eric ogni tanto cammina tra le corsie per farle rispettare. Le prime ore del sabato la pista è affollatissima, l'ordine essenziale. Poi si libererà, i ballerini vanno a mangiare, a dormire, a cambiarsi. Si soffermano in quella specie di salotto, sui divani, sui grande tavolo della colazione, chiaccherano, si siedono, si danno il cambio, fanno pediluvi seduti vicini intorno allo spazio apposito.


Non ho mai ballato da nessuna parte come si balla in El Corte. Non è solo una questione di ballerini bravi.

E' l'apertura al nuovo, alle risate, alle sperimentazioni, alla ricerca di un'intimità disarmante ma disinteressata. E' possibile tutto, l'invenzione la morbidezza la sensualità la creatività, lo stupore continuo, il divertimento continuo, quel senso di pieno, di dipendenza. E il corpo che dopo ore di ballo permette comodità mai sperimentate, ricorda cose mai fatte. Non si parla in pista, non si invade la corsia a fianco, non ci si ferma, non si supera. Massimi livelli di civiltà. Ma la pista è isolata, c'è un accesso in salita, solo quella porta, il dentro è altro, e scherzando si dice, se rispetti la ronda, in pista puoi anche fare sesso, e c'è del vero nello scherzo.

Verso le sette si va per il ristorante turco con il gruppo di Oxford, ma siamo tutti lì. Quel quartiere fa affari il primo weekend del mese (internazionali - ancora si racconta la faccia di un albergatore durante la maratona di capodanno: nella hall, un centinaio di ospiti, passaporti dai 5 continenti, e si conoscevano tutti).

Zuppa e Tandir Kebab, un enorme pezzo di agnello morbidissimo, si costruisce la tango belly. Poi ancora in pista. La pelle dei piedi fa male, non la senti. Quasi rotolo, ma Yerpun, Walter, Renè, sono arrivati subito dopo cena e sono stati balli memorabili. Con Walter più di una volta ho iniziato a ballare alle nove rientrando dalla cena ed ho smesso per la pausa, a mezzanotte. Di certo ero a terra, con tutta quella pancia piena.


A mezzanotte c'è mezzora di pausa, si mangia la zuppa - pomodoro e panna e ananas, un mattone, perfino io non la prendo - poi si continua con il salone notturno, con Eric dj. Ricordo i più bei balli da mezzanotte alle tre, le prime volte, il corpo già così sciolto, ma ora mi piace di meno questa fascia, la musica sperimenta, ti prende in giro. Molti dormono sui divani, vicini, riposano sulle sedie tutte diverse, altri si massaggiano i piedi, sconosciuti ma che importa.


Alle tre la musica finisce, recuperi il sacco a pelo, lo stendi sulla pista da ballo, se sei fortunato ti fai la doccia il sabato notte, in mondo visione, è tutto trasparente.

Altrimenti vai avanti a vino e cioccolata con quelli di Oxford, sul divano.



Preferisco il sabato mattina alla domenica. Tra la sveglia e la milonga ci sono diverse ore, puoi mangiare, farti la doccia, rilassarti.

La domenica ti alzi un po' prima della sveglia, ti svegliano quelli già in piedi. Corri a mettere l'asciugamano in fila per la doccia (la coda non è umana), cominci con la dose quotidiana di caffè, aiuti a tagliare i pomodori e i peperoni per i vassoi di prosciutto.

Aiutare è più una strategia che un gesto di altruismo: vuoi essere vicino a Komala quando si può iniziare a pagare. Laverai le tazze alla fine, in caso. C'è già chi lo fa, ma ognuno fa il suo, se ha tempo.

Alle 11 Komala accende la musica classica nel salone, suona la campanella, si può pagare, ma lei ti prende in giro. Sei in fila, ma tanto quando è il tuo turno lei si alza, guarda chi sta mangiando e non ha pagato. First pay, then eat. Paghi. Fame. Ti siedi al tavolo, il mio momento preferito. Cruesli e muesli, frutta di ogni genere, marmellate, mieli, nutella, sciroppo di zucchero, mille tipi di pane-non-pane olandese, formaggi, i prosciutti con peperoni pomodori cetrioli di prima, e tutte le salse, all'uovo, al tonno, al curry, al, al al, uova sode la domenica, pathè, thè caffè latte yoghurt. Scopri gli abbinamenti più strani, panino con l'uvetta ripieno di formaggio vecchio e banana può essere buono, se sei in vena. Ma io voto cruesli, lo aspetto tutto il mese. I rituali dei miei weekend di tango olandesi.


Si mangia veloci se sei al tavolo, Eat, don't talk, è sempre Komala, there are people waiting. Così prepari il tuo piatto e lo mangi con gli altri sui divani, sbadigli, sorrisi, poi vedi a che punto della coda è il tuo asciugamano, ti docci in mondo visione, balli nell'atmosfera della domenica. Addormentata e frenetica insieme, vuoi ballare con chi ti manca, ma non ne hai le forze, ed è un lento sciogliersi sull'altro, i piedi già urlano. Non c'è caffè, per loro.

Finisce alle tre, ma c'è Arnhem il pomeriggio, fino a sera, a soli 20 minuti.


Il problema è riaccendere il mondo quando torni a casa, quando tutto di te, la testa, il cuore, i piedi, il resto, rimangono in quel micromondo nella penombra.



Note tecniche per tangueri:

www.elcorte.com

Note tecniche generali: le foto sono foto dell'international week e non del mensile chained salon. Da cui il ridotto numero di persone visibili. Sono anche una palese infrazione del copywright, le ho rubate su internet a non so chi


(For the unknown author of the pictures (if you ever come across this blog and if you ever find this little note): if you mind your pictures to be here, just contact me and I will remove them :-) )

venerdì 22 gennaio 2010

Dalla notte alla mattina


L'afterparty del Tangomagia comincia alle tre di notte.

E' per i ballerini a cui non bastano i workshops con i maestri, a cui non bastano le 11 ore di tango consecutivo dal Tangocafè pomeridiano all'affollata costosissima milonga serale.

E' per i ballerini più bravi, da ovunque, irrecuperabili, malati.


Leidse Plein è forse la zona più vitale ed affollata di Amsterdam anche alle tre di notte. Ma il lato sinistro di Korte Leidsedwarstraat è un vicolo cieco buio, e l'Academia de tango è poco oltre l'ultimo caffè. Nessuno ci arriva per caso. O nessuno si soffermerebbe, dalla strada è un anonimo ingresso d'uffici.

I tangheri li riconosci già così. Sono quelli che vanno in fondo, ubriachi di altro, dopo l'ultimo pub.

Ci raduniamo nella hall, alle tre, per scaldarci dalla neve che copre Amsterdam, aspettiamo di pagare.

Prendo il primo giro di ascensore, mi siedo a cambiarmi le scarpe e la scena è surreale. Davanti a me l'ascensore sputa fuori piccole bande di una decina di tangheri prima di rituffarsi nel buio e pescarne altri. La Rowling si è chiaramente ispirata all'afterparty per descrivere il ministero della magia.

Ci sono quelli che sai subito. Le donne soprattutto, quelle che vengono in macchina dalla milonga del festival, e infilano di corsa improbabili pantaloni di seta colorata leggerissima dentro stivali invernali. O quelle che provano goffi travestimenti babbani - jeans sotto la gonna rossa spudorata, la bacchetta magica come ferma capelli - ma si tradiscono con un fiore sulla testa, tuniche viola che sporgono dal maglione, stralci di mantello verde malcelati sotto il cappotto lungo. O alcuni uomini. Distratti, si credono anonimi nei loro jeans, ma le borse fabio schoes ne rivelano le radici, le ossessioni.

Parlano di argentini e performance in un inglese in cui si mescolano gli accenti, spesso le lingue.


Altri invece non li sapresti mai. Emergono dall'ascensore come fosse giorno, donne che sciolgono la treccia sopra le giacche eleganti, il tedesco giovane con il ciuffo stile scout bergamasco, la francese bionda in jeans e multistrato di pile, uomini in cappotto che potrebbero aver semplicemente sbagliato il piano dell'ufficio, l'ora. Loro i vestiti magici ce li hanno sotto, si siedono di fronte a me e sfilano il primo strato. Emergono colori, schiene nude. Ed io sorrido nel riconoscere magliette trasparenti, leggins di pizzo, corsari di raso lucido, bacchette magiche come tacchi di scarpe.

Ma ora che siamo dentro ci sappiamo tutti, e gli sguardi sono altri, studi, promesse.


Entriamo in sala, ci serviamo di zuppa calda ed empanadas. Sono le quattro, l'ascensore ha smesso il suo viaggio su e giù dal quarto piano.

Alle nove l'edificio ritornerà a chi vive di giorno, chi non indossa seta impalpabile a meno dieci gradi, chi non sa scrivere formule magiche con i tacchi delle scarpe.


Abbiamo ancora quattro ore.


(foto di Nil Ilkbasaran)

sabato 2 gennaio 2010

Leiden d'inverno

Scrivo di getto, da casa di Pantelis sospesa sulla città.
Questa notte ha nevicato. Bianco sui tetti, sui canali ghiacciati. Leiden è una cartolina dal paese di Babbo Natale, per quelli che non credono.