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lunedì 6 febbraio 2012

Dall'altra parte del mondo c'è Montreal.

Padova è camminare in un tunnel di cuscini.

Tutto morbido

tutto bianco,

anche le pieghe nere della stoffa sono pieghe nel bianco alla fine, è la solita storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.


Ci sono tutti i cuscini ed è tutto morbido e tutto bianco e anche c'è chi ogni giorno torno a casa e mi compra il detersivo sbiancante.

Il dentifricio sbiancante, la spugnetta antipolvere, il filo interdentale, l'ammoniaca nella scatola bianca che macchia la manica.

La lavatrice no, quella no che poi le mutande finiscono nel *tunnel dei vestiti dimenticati* e non abbiamo ancora scoperto da dove si esce da quello, ma il ferro si, anche l'asse, se chiedo stira i vestiti senza una piega e compra l'ammorbidente e i sacchetti dell'aspirapolvere che mancano sempre in una casa dove il salotto è un tavolo da ping pong, e l'aspirapolvere è tutta la pulizia.


Insomma, non è un cattivo tunnel.

Poi è un tunnel fatto bene, di quelli tutti chiusi ma che c'è una direzione di uscita.

Dritta davanti, fra tre anni prego di qui ora l'ingresso del tunnel senza uscita, biglietto-solo-andata.

Fra tre anni. Prima c'è ora, *l'intanto*.

L'intanto e l'incanto a Padova non fanno poi tanto rima però.

Forse perchè se la facessero non la sentirei.


A Padova mi sento un po' sorda.


Cammino tra i cuscini del tunnel e penso che si, come è morbido qui, ma non sento niente, c'è il mondo fuori? Uuuhh uhuuuhuuhu?


Ogni tanto ci faccio a cuscinate, con il tunnel.

Non è una vera lotta.

Rido magari, mentre i cuscini esplodono ricoprendomi di piume, ricoprendo tutto di piume.

Ed è tutto morbido.

Tutto bianco.


Dormo sulle piume senza sentire un rumore del mondo vero.


E pensare che vorrei dormire sul cemento, nel grigio, e dovermi tappare le orecchie per non sentire tutta quella vita che urla.


venerdì 4 novembre 2011

namelogo

My ex housemate is called Cian and is a cyclist

original here

p.s. Per chi sa: l'immagine é innocente. Sono solo orgogliosa dell'idea.

sabato 25 dicembre 2010

YGT life/1 - blizzard

fotografie, pezzi, ricordi caotici della mia vita di YGT. Per fissarne alcuni, in questo mio anno felice in un posto privilegiato. Mancano tutti i primi 3 mesi di introduzione.



Snowstorm today. The sky dark grey, just the west edge burnt by the sunset (dark purple where the flames meet the sky).
Estec sent us an email "leave early, be careful".
I will leave Estec at four, after a stop at the coffee corner and a snowball fight with the others YGT, on a private bus that mamma Estec organized for us to bring us back to Leiden.
I feel so priviledged.



(the picture is a random one, but the most similar I could find)

martedì 28 settembre 2010

Nostalgie. Scoperta.




A fare orienteering siete tu il bosco la mappa e la bussola. Una torcia se è notte, come quando alla tua prima volta ti liberano nella foresta svedese. E rumori. C'è il rumore del respiro che si ingrossa e diventa fiatone e ansimi e ci sono il respiro e le gambe di altri, ombre che incroci nella foresta, ombre colorate come altre orienteerers o piccole e pelose come lepri e scoiattoli. Grandi e pelose e chissà se artigliate non mi sono capitate ancora, per fortuna, come neanche i fischi perchè sei persa e infortunata, magari senza pila ed è notte.
Poi altri rumori, crack perchè calpesti rami spezzati e radici, tagli in mezzo alla foresta perchè tenere la direzione fa più sfida che controllare le intersezioni sul sentiero, e poi è molto più divertente, sopratutto se piove e tutto è scivoloso e la tua faccia è striata da pioggia e sudore e fango. Poi c'è swash-ciack-chac delle paludi e i gemiti per i rovi che si conficcano nelle gambe, che magari tiri via solo molto dopo, magari ore dopo, in treno per Brussel, quando ti guardi le gambe e sembra che ti abbiano torturato e sorridi.
E poi c'è il suono della risata della ragazza rossa e italiana, quando trova il primo control, su sulla collinetta, e mi diverto così tanto.

mercoledì 1 settembre 2010

Turku 2010 - quarta parte e ultima

segue da Turku 2010, terza parte (che seguiva da Turku 2010, seconda parte , che cominciava in Turku 2010, prima parte)

Uttopekka

E' l'escursione del sabato, un'isola di 30 metri di diametro, forse meno. Tramonto su un arcipelago incredibile, mare blu foreste verdissime saune di legno colorate, case come quelle delle principesse. Enormi navi scandinave dove gli scandinavi escono a fare il karaoke ubriaco, perchè una birra a Turku costa 7 euro ma sulle navi non paghi le tasse, e sulla nostra erano solo 4, che affare. Barbecue su quei quattro sassi battuti dal tramonto e dal vento, vento che entra dappertutto, ti costringe a masticarlo senza neanche fingersi salmone o patate, ti entra tra i denti senza passare dal piatto.
Poi fisarmonica e chitarra, finlandesi ubriachi che ballano.
Ci inseriamo anche noi, ci pestiamo i piedi a ritmo, deludo tutti quelli che volevano vedermi ballare tango.
Invece mi tiro su il cappuccio, mi siedo su uno scoglio davanti al mare con del thè dentro un gavettino di latta, mi sento stranamente sola, di quella solitudine bella di quando cammini in montagna.
Da una torre si vede la sequenza di Fibonacci, chissà perchè.

Il fuoco

Venerdì sera usciamo dalla sauna alle due, Sam e Michela, Boris e Gabriel e Stuart ed io. Cediamo delle birre a dei finlandesi già sbronzi, vogliamo accendere il fuoco, nel pomeriggio io e Boris avevamo raccolto legna e fatto il cerchio con le pietre. Non abbiamo un accendino, i fumatori dormono, giocheremo a calcio nella smoking hut, moderatamente disgustosa, potrebbe essere rinominata puking hut. Stiamo su fino alle 6, io rido tantissimo quando mi danno una palla da inseguire.
Il fuoco lo facciamo sabato sera tornando da Uttopekka.

Siamo solo 5, Boris e Stuart ed io e due ragazze che non sono mai state con noi. Camminiamo al buio in mezzo alla foresta per ritrovare il posto, siamo senza torce ma c'è il chiaro di luna, per me è già valsa la pena.
Il fuoco è mio, non lo faccio da anni e me lo godo tantissimo. Parte subito e vive per ore, a sorpresa. Ci raccontiamo storie, Eline la finlandese è un genio ad indovinarle. Poi le ragazze vanno via, arrivano gli altri, è già giorno, torno al Linnasmaki che altri studenti già vanno via.
Qui ricorderò il profumo di fuoco, non voglio lavarmi i capelli.

martedì 31 agosto 2010

Turku 2010 - terza parte


Serata in città, ovvero, consigli per rovinare una serata

Giovedì pomeriggio è libero, chiediamo ai finnici suggerimenti su cosa fare. Turku è sul mare non è giornata da mare neanche con le saune. Ci suggeriscono questo che è chiuso.
Passiamo il resto della serata in silenzio a cercare di risolvere questi indovinelli davanti alla peggiore pizza che abbia mai mangiato:


Come rovinare una serata facendo sprofondare ognuno nell'asocialità:
- In inglese usando le lettere maiuscole ci sono solo cinque stati che non contengono lettere che abbiano circoli chiusi (come per esempio, O, B, P, ...). Quali? Non avevamo un atlante
- Sempre inglese e lettere maiuscole, ci sono solo 4 stati che contengono solo 1 vocale, Y non conta come vocale. Quali?
- Usando una ed una sola volta le cifre 1,3,4,6 e solo attraverso le quattro operazioni elementari (quindi, no potenze) come ottenere 24?
Non vale l'atlante, e fatemi sapere i tempi!

Ricorderò:
-I matematici che uno a uno
sprofondavano nel silenzio quando riportavamo l'indovinello
-birra e giochi stupidi in pub (chi vuol essere milionario in finnico è stato l'apice), poi la corsa per prendere l'ultimo autobus. Troveremo la sauna chiusa ma rimaniamo io e
Boris a parlare fino a notte inoltrata. Una bella energia, insieme con Michela è forse il più bel regalo della summer school. Anche se Michela è impagabile, mi mancherà tanto.



Boris
sta finendo il primo anno di dottorato ed è sposato, e non era l'unico. Non è più strano, non mi sento più impaurita e incredibilmente giovane. C'è solo un po' di tristezza, forse rimpianto, per qualcosa che io non vedo vicina o possibile, ora.

Flowpark

Ieri ci era sembrato meraviglioso, così il venerdì partiamo in quattro saltando l'ultima lezione.
Sono percorsi sospesi sugli alberi, sei totalmente imbragato, non succede niente. Ma sei a 10 o 20 o più metri d'altezza, e il tuo cervello non ci crede che non succede niente.
Il primo percorso è il più facile, ma scendiamo scossi, tutti più spaventati di quello che ci aspettavamo. Ci sono ponti tibetani, reti, liane, fili
interdentali, teleferiche. Assi di legno vicine da camminarci sopra, assi di legno lontane che devi saltare, assi di legno ondeggianti che devi oscillare, assi magiche che si smaterializzano appena ci appoggi il piede, burroni, fosse delle marianne, buchi neri.
Una
figata pazzesca, ora vorrei rifarlo senza la paura.

Lentamente ci abituiamo, ma poi scegliamo un percorso che si chiama 'the jump'. Di fatto, include un pezzo in cui devi saltare da un albero all'altro attaccato ad una corda tipo tarzan, ed un altro in cui con la corda devi lanciarti su una rete. Attacchi i moschettoni a quella liana artificiale ma devi saltare nel vuoto ed io sono terrorizzata, una delle cose più terrificanti degli ultimi anni.
Lo farò, ma esco
emotivamente scossa, non riesco più a sopportare la paura e non ne farò altri.
Però ricorderò il sostegno di quei matematici semi sconosciuti, che mi aspettavano e facevano il tifo per me. E 'all
you can eat' per sostituire la tensione con qualche quintale di grassi.


lunedì 30 agosto 2010

Turku 2010 - seconda parte


Food (and beer)

La prima impressione è il cibo. Si mangia ogni ora e mezza, colazione, merenda, pranzo, merenda, cena, snacks. Cibo schifoso. A pranzo è ancora accettabile, salmone e patate. Le insalate creative ma si impara presto a non rischiare, la curiosità è punita dal gusto. La cena invece un'avventura, sono gli avanzi del pranzo mescolati e tritati (letteralmente). Forse anche pre-masticati, chissà.
Useranno la stessa tecnica anche con la frutta del pranzo: il secondo giorno il dessert è una pappa arancione fosforescente. Crediamo sia la macedonia in scatola avanzata dal giorno prima che hanno tritato e che ci propinano con panna montata.
Per fortuna ci sono le colazioni, anche se gli ultimi giorni le perdo, il mio bioritmo scivola in avanti, vivo di notte. E per fortuna ci sono gli snack notturni, panini e insalata, accompagnamento perfetto alla birra. La prima sera ne comprano 240 lattine (ne verranno comprate molte altre, almeno un altro centinaio), più vino e whisky. La gente inizia a raggrupparsi sopra la collina a bere. Io timida - lo odio.


Sauna time
L'apertura arriva poi, con la piscina. Vinco la timidezza con il gioco e le mani, come a scout, come sempre.
C'è il gruppo delle ragazze della sauna, ridiamo insieme seguendo le istruzioni di una russa moglie di un professore che parla solo olandese, ci insegna che in sauna dobbiamo essere nude, asciutte, con i capelli coperti, ci insegna riti mentre suo marito di là batte i ragazzi con rami di betulla.
Forse vedersi nudi la prima sera frustrandosi con rami d'albero ha aiutato la sintonia.

E poi c'è la piscina, con i ragazzi dentro. Giochiamo una sorta di 5 passaggi 1 punto, solo senza i 5 passaggi, e senza il punto. Si va avanti in eterno, maschi contro femmine. Io sono sempre dentro, mi chiamano maschiaccio, ma con rispetto.
Piscina e sauna, piscina e sauna. Aspettiamo questo rito tutto il giorno, tutti i giorni, ci è mancato nel pomeriggio libero che abbiamo passato in centro.
La piscina è gelata, ci stiamo ore. Fino alle dieci il lunedì, fino a mezzanotte a giocare il martedì e mercoledì, fino alle due il venerdì. Quando esco non ho più pelle nelle mani, abbiamo così tanti lividi che sembra ci picchino. Dentro siamo tutti nemici, fuori ridiamo tantissimo (o no, il primo giorno sono anche volate sedie, tra discorsi di politica e litri di alchool).
Ricorderò:
- la sensazione di pelle liscissima dopo la sauna il primo giorno
- quando abbiamo deciso che era più bello essere tutti in una sauna, ed era ma micro-sauna femminile perchè era l'unica dotata di on/off, ed eravamo tutti spiccicati in quei 3 scalini, e c'era un finnico pazzo che sapeva ogni parola di ogni canzone stupida in ogni lingua, e buttava acqua ogni 5 secondi. Noi cotti urlavamo pietà, fuggivamo nella piscina gelata. Maledetto Sam che gli dava corda.
- gli odori. il profumo di pane quando si versa la birra nella sauna, il profumo di betulla

Mi sento in vacanza, non voglio andare via.

Le lezioni




Turku 2010 - prima parte

ovvero una raccolta di memorie della più bella Summer School di sempre, che potrebbe essere riassunta da: food time - nap time - sauna time.
C'erano tutte le cose che mi mancano e che amo: i matematici e le carte e un gruppo con cui si parla e si ride, gli scout e i fuochi e i canti e la natura. Il divertimento sano, con il fiatone.

Tampere
Sono partita senza aspettative, odiandola. Una settimana tra matematici, ancora al nord, a studiare cose che non so, 8 ore di lezione, più discussione, esercizi, esame finale.
Il viaggio è iniziato un giorno prima a Tampere, ogni ostello o albergo di Turku o Helsinki era prenotato. A Tampere c'era Michela, ex-studentessa del mio supposed-to-be futuro relatore olandese, l'avevo vista una volta ad un seminario. Decido di scendere prima dall'aereo e di prendere un treno per lì. La campagna finlandese è notevole, foreste dappertutto, due case in croce, di legno rosso come nei poster ikea.
Siamo state subito bene, ci siamo scoperte in quel micro-mondo italo-polacco, che ostello bello (che città brutta invece, la periferia di una città russa).
Alla Summer School qualche professore dirà, 'ah, le italiane', siamo carine, sembriamo amiche da sempre, siamo italiane, figuriamo tutte e due come studentesse di Odo ad Utrecht, anche se entrambe abbiamo rifiutato questo dottorato.
Ci ridiamo su, e quando il primo giorno è il momento delle presentazioni pensiamo di farla in coro.
A Tampere il sabato ci sono 30 gradi. Si fa il bagno nel lago fino alla sera, c'è il mercato dei piccoli frutti e il mercato coperto. Michela dice che il sanguinaccio è ottimo, io non l'ho provato: al supermercato non lo vendono, la domenica.
Poi treno, Turku.

martedì 17 agosto 2010

di un anonimo e di un greco e di un disegnatore. e di tanti amici. Ovvero, un post di getto numero 2

camera nuova, ci saranno foto presto. c'è ancora luce, ma dormirò presto. da molto non scrivo e non ho nulla da scrivere.

che non sono felice di questo dottorato ma che devo cominciare per vedere, che mi piace camera mia, che utrecht non riesco neanche a vederla, che lignano mi ha lasciato il segno del costume che non avevo da anni, che non sto bene, che damiano è in argentina e pure la kizzy ed io?, che ho mangiato una pizza al trancio niente male, che ripenso alla casa lontana con i due ragazzi.

lancio richiami.

chi era l'anonimo che commentava all'inizio anagrammando la sua anonimità?

rimango curiosa.

e ripenso alle persone a cui scrivevo nel primo soggiorno olandese di quest'anno, delft ottobrina (si dice ottobrina?) nuova e piccola ma bellisima e solitaria e drammatica e spiazzante. alkis che mai passerà di qui con cui ci siamo scritti solo delft-atene, e mai, per esempio, padova-atene o leiden-atene. neanche atene-atene, anche se ci parlavamo da un sedile all'altro di una stessa macchina eravamo più lontani che in leidenatene. e k. ti leggo sempre. è che mi mancano tutte le parole ora per scrivere. che strano incontro quello. ti penso con tenerezza e nostalgia.

e poi chi c'è sempre. mamma e papà. e c., s., D, la m., A, mau e P. e nic stefano paolo paolo francesco. e chi è passato con un solo commento o una sola chattata.

mi manca la peppa. voglio un gatto.

mi piacciono moltissimo lei. e lei (ovviamente).

giovedì 6 maggio 2010

Taboo (un pomeriggio in dipartimento)


Mancano. Mirco Buso che ha chiuso troppo presto, le litigate sull'aborto ascoltando De Andre', il foglietto con i punteggi di tresette in tre, briscola chiamata prima di lezione, lo scopone fino a notte inoltrata, anche se perdi 19 a 0 e diventi lo zimbello dell'intero dipartimento. Mancano le passeggiate a Santa Rita, Basilico che ruota, Yago che gioca, la Peppa che è sempre la mia selvatica principessa, la casa di Santa Croce. E lo scoutball calorico quando fuori e' pioggia e vento, che torni a casa ingrassato di 10 kg di fango, e la pizza o la sagra il venerdi' sera, l'alzabandiera la mattina, perfino la lattrina, la voce della bambina che ti tira per la manica per la progressione personale dopo attivita', che pagherei oro, ora, per rimandare il pranzo, e poterla fare qua.

giovedì 24 dicembre 2009

L'altra neve

















Chissà quel treno come sarebbe stato.

Vorrei intrecciare le rotaie in un tappeto di colori in bianco e nero e sederti accanto, lasciare l'imbarazzo depositarsi sul fondo di una tazza di caldo. Una tazza grande, perchè le parole che si leggono nei fondi abbiano più spazio per parlare.

lunedì 14 dicembre 2009

Ricette di cucina appiccicosa

Procurarsi della vinavil secca da chi inconsapevole la vuole gettare via (asili, scuole elementari, cassetti dimenticati, soffitte, compagni di corso, cartolerie in chiusura, amici).
Aggiungere acqua tiepida.
Mescolare.
Servire diluita a piacere.

La foto è una gentile concessione di Alice. All rights reserved.

sabato 28 novembre 2009

Due giorni in toscana + Chagall

Conoscevo Chagall, ma non lo conoscevo. E' arrivato tutto insieme, un paio di anni fa. La sua bibbia illustrata regalata da Lenny, ed un museo a Brussels, bellissimo, dove ha funzionato l'effetto magnete, e dove si è realizzata la mia conversione definitiva al romanticismo drammatico (come se ce ne fosse bisogno) e a tutto quel blu, quei colori.

Poi è ritornato a sorpresa, ad ottobre, in una mostra a Pisa che era lì mentre c'ero anche io, in mezzo ad un volo a/r da Amsterdam (la mostra l'ho vista tra la a e la r).

Credo ci sia fino a gennaio, andateci.

Così sorridente, piena di vita e solarità, pur in quei colori freddi, spesso, tutto blu, tanto verde, viola scuro. Rosso e giallo a tratti.

Chagall era un pittore felice.


Non c'erano i suoi quadri più famosi, eppure mi sono incantata davanti ai colori, ai collage, alle mattonelle dipinte.

Non avevo fogli con me, così ho trascritto le sensazioni sul cellulare, in due messaggi in codice, ripromettendomi di espanderle subito dopo su un treno per Firenze. Ma alla mostra ho comprato la sua autobiografia (scrive, tutto, così, con, questo, ritmo, ed ogni tanto con questo! così bello e leggero! con quell'entusiasmo bambino, ed un sacco di colori), ed è stata l'autobiografia ad occupare le due ore di treno.

Così ora dei messaggi salvati sul cellulare è rimasto questo:


primo messaggio: nulla, l'ho cancellato per sbaglio

secondo messaggio: Infinito, come si fa a prenderlo tutto? St. Jean Cap-ferrat, Ragazza tra i fiori, matton [n.d.b. matton=mattonelle], Donna Mani Rosse e Verdi, collage. La Vita(Prep)->inconscioF, resurrezione fiume, Cristo Riva-sensualità, isola Poros, diversa!, caccia uccelli, spudorato romantico. Pranzo italia, carica mistica.


beh, buona fortuna.


Invece è più chiaro che una mostra intera su un solo artista per me è troppo, perchè dovrei saper essere selettiva, fermarmi di fronte a ciò che mi piace, ed invece c'è questa sorta di bulimia visiva, il voler vedere tutto, tutti i quadri, anche se so che non saprò emozionarmi per più di uno o due.

Avrei bisogno di pass per 100 ingressi, così posso scoprire i dipinti più volte, lasciare che le sensazioni si modifichino con me.

Specialmente Chagall poi -come già dissi, ad alcuni - così denso, così ricco, così colorato, con dettagli incoerenti, tutti sullo stesso piano.

Uno degli ultimi quadri era una tavola imbandita, sullo sfondo una collina, un paese. Niente innamorati che volano mano nella mano, niente ebrei erranti, niente violini mucche cavalli. Sereno e limpido, anche nella rappresentazione. Eppure era come se anche quello avesse una carica mistica, una suggestione imposta, un rimando a qualcosa di altro.

Insomma, troppi quadri mi fanno perdere i confini tra i quadri. Porto a casa una sensazione collettiva, e non riesco ad isolare cosa ho amato veramente.

Non che sia male o bene, ma forse è una perdita?


Poi,

pomeriggio


Il treno per Firenze l'ho preso per incontrare mio papà, scambiare la giacca leggera con quella pesante (i vantaggi della vita estera). Cipressi e strada bianca dal treno, ero proprio in Toscana.

A Firenze entro a Santa Maria Novella, ma sono emozionalmente stanca, fatico ad essere recettiva per quegli affreschi dopo i colori della mattina, ed un po' mi stupisco.

Ci consoliamo con il duomo, un gelato.

In serata di nuovo Pisa, che è piccolina, la piazza della Normale, una chiesetta sull'Arno, i vicoli del mercato, un paio di altre chiese, infiniti posti dove vendono pizza. Il resto sono curiosità asimmetriche che Nic mi ha mostrato in un giro serale. E poi Campo dei Miracoli ovviamente, già la prima sera, al tramonto. Quasi vuoto nel freddo, ed il marmo bianco blu-violetto come il cielo.

Il resto è dentro, ed il mio dentro è stata Casa Pocalisse.

Grazie, per la guida serale di Pisa l'ascolto le chiaccherate notturne o cittadine, le partite a trivial e la pasta al forno bruciata, le tazze di thè, la discrezione vicinanza lunedì sera, l'attenzione domenica sera. Ma sopratutto per la naturalezza, l'accoglienza. Quel mondo famiglia che avete in quella casa aperta. Ho lasciato l'Italia piena di gratitudine, con la sensazione di essere stata a casa.



There was a time when I had two heads

there was a time when these two faces

covered themselves with loving dew

and dissolved in the perfume of a rose.


Now it seems to me

that, even if I go back, I go ahead

towards a grand gate

behind which extend walls

where extinct thunders and

broken bolts of lightening

lie sleeping...


(Parole e dipinto - The Traveller - di Marc Chagall)

Caro diario

Oggi dice questo

Toro (20 aprile - 20 maggio)

La tua storia sta prendendo una piega più eccitante, strana e cosmicamente comica. Lo splendore e il marciume si mescolano. La linea di separazione tra i tuoi punti di forza e i tuoi punti deboli è sottile come un capello. Ma non temere. Uno dei tuoi talenti sopiti si attiverà al momento giusto. Quando il buio comincerà ad avanzare, le tue ipotesi azzardate lo inonderanno di luce. La tua intelligenza emotiva sarà più viva del solito. Ps: se la tua psiche formicola come quando sbatti la punta del gomito, significa che entro dodici ore riceverai un aiuto inaspettato.

Non sento nessun formicolamento, dunque forse è il caso, mio bel toro, forse è ora, di smettere di aspettare aiuti inaspettati (delle compagnie aeree, degli studi di registrazione, di) e tirare fuori quel talento sopito.

Poi esco da due giorni triestini di pioggia, parole frenetiche e come sempre calore e risate e casa e affetto grato sterminato, e da un incontro serale così bello, caldo morbido presente pieno, quindi sono piena di luce per inondare tutto, acceco.

lunedì 12 ottobre 2009

I libri sulla destra (parte 1)

In questi giorni di aridità creativa, le parole proprio non suonano, non escono, vi racconto un po' i miei link sulla destra.


Ti presto i miei libri



Odio et amo. Amo il libro, l'oggetto, ed odio le orecchie l'umidità i maltrattamenti, le persone, spesso: le persone che leggendo ripiegano completamente i libri, che li appoggiano sul tavolo aperti, che li infilano in borsa senza protezione.

Eppure. Eppure amo anche i libri vissuti, sottolineati, spiegazzati, evidenziati, commentati, colorati, illustrati. Ricordarmi dei rannicchiamenti scomodi in poltrona, libro e the caldo rovesciato, sorridere per le cose che mi stupivano allora ed ora chissà, toccarli dove altri li hanno toccati e si vede, romanticherie curiose varie.

Ma come fare? Come superare il rispetto totale per l'oggetto, e renderlo vivibile, vissuto, partecipe?


Poi, due anni fa, tre, il mio amico Sandro mi ha fatto ascoltare una risposta.

Un'intervista alla radio, a Franca Berbenni.

La biblioteca di Franca è un un mondo sognante, sognato. Un miscuglio tra bookcrossing e prestito bibliotecario e galleria d'arte e follia pura.

Franca è una ragazza di vicino Milano -donna in realtà- che ha avuto un'idea incredibile, incoscente e bellissima. Ha deciso di spedire gratuitamente i libri della sua biblioteca ad ogni sconosciuto che compili una richiesta on-line, sotto solo le due condizioni che il libro ritorni in un mese e mezzo (dilazionabile), e che porti traccia della vita del lettore.

E che tracce! Ricordi, consigli, segnalibri, sottolineature, lettere d'amore, racconti di vita, fiori secchi, foto di test di gravidanza positivi, scatole di pastelli per sottolineare, cd da sottofondo, illustrazioni, donazioni di biblioteche.


«Tra gli interventi più particolari ricordo una ragazza di Bordeaux che ha riempito un libro di foglie, fiori e pezzi di corteccia perchè andava a leggere il libro in un bosco. Oppure un'altra ragazza ha bucato gli angoli di alcune pagine di Fisiologia del Gusto di Brillat-Savarin ed ha appeso, con fili colorati, le sue ricette».


Cose così.

E poi, purtroppo, evoluzioni varie: impegno oneroso, spese insostenibili, sospensione dei prestiti. Che da pochi giorni, però, sono riaperti.

Non più gratuiti, ma non osate smettere di stupirvi della gratuità dei primi cinque anni.


Dunque, amici lettori, leggete, leggete, leggete! E leggete anche un po' così: richiedete, incantatevi, allegate, scrivete.

Raccontatevi lì, e raccontatemi qui, poi, se volete.


(la foto dei libri è presa da
qui)

domenica 27 settembre 2009

la testa tra le nuvole

Passeggiando per la rete ho trovato wordle, un sito simpatico che prende tutte le parole del vostro blog, le inciccionisce a seconda della frequenza, e crea nuvole di senso sospese tra una poesia futurista e quest'altro gioco che amo:


Certo, wordle su quattro post di cui uno spudoratamente ego-centrato sul mio nome non è molto significativo (o forse lo è, con quel 'forse' che è lì tra i più grandi, tra i non nomi propri?) , ma lo rifarò in futuro e vi racconterò di altre nuvole.
Intanto mi diverto con 'adesso olandesi accolgo' (in alto a destra) e contraddico il sole di oggi con 'fuori molto autunno' (in alto al centro): frasi verissime di una Valentina in partenza, che siamo ormai già alla fine di settembre.
C'è anche 'biscotti amati' (sempre lì vicino), che è verità assoluta, nel caso servissero altre prove scentifiche della veridicità di ciò che le nuvole raccontano.
E cosa dire di 'laggiù l'innevata abbrustolisce' (sempre in alto, cercate)? Che carica poetica. Ma d'alta parte io sono una scrittrice molto brava, ed è risaputo.
(ma per non dimenticarlo lascerò scivolare un paio di valentinaèunascrittricemoltobrava, valentinaèunascrittricemoltobrava e valentinaèunascrittricemoltobrava, così trucco il risultato e innalzo l'autostima dal livello nebbia al livello nuvola).

E voi?
Sarei curiosa mettere il naso nelle vostre nuvole, un giorno.

(Note a piè di pagina. La seconda foto è la fotocopia dell'ultima lettera che ho scritto ad A. dove usavo la carta per raccontare un disagio. Non volevo giocare, ma sporcarmi le mani di colla attaccando parole ruvide e slegate, ritagliate per un regalo precedente.
Dunque il gioco ha sfaccettature molteplici. Nelle illustrazioni di Marco, per esempio, sono colorate e bellissime.

Mentre invece, il dipinto del post precedente era di Gerhard Richter, artista tedesco (pittore, fotografo, mescolanza) che sa muovermi in modo profondo e intensissimo. Un giorno ne parlerò più dettagliatamente, forse.

Non ora, che scrivo di fretta e sono già fuori al concerto dei Mercanti di liquore)


martedì 15 settembre 2009

Una maglia nella rete

di internet.
Vale a dire che ho finalmente deciso di lasciare traccia di me sul web. E se vi parlerò di questo blog, anche di pubblicare un primo post - vero. Per amici lontani, vicini, possibili, per non perdersi in spostamenti imprevisti, città italiane, luci olandesi, futuri che cominciano.
L'idea è rovesciare in pentola considerazioni, creazioni, scoutismo (nostalgia di), parole, zaino in spalla, thè coi biscotti, tango, umori timori sciocchezze scoperte autunno suoni luce libri cose buffe, cose. Poi darci una mescolata, una spolverata di commenti, portare ad ebollizione e si accettano scommesse su cosa ne uscirà

Cercherò di cucinare post con una sconosciuta regolarità. Ma non garantisco.
Dunque urlate, se vi dimentico sul fuoco e vi si abbrustolisce l'aspettativa.